Il disturbo da dismorfismo corporeo

“Lasciami tutte le rughe,
non me ne togliere nemmeno una.
Ci ho messo una vita a farmele venire!”
(Anna Magnani)

L’immagine corporea è qualcosa che va ben oltre la sola bellezza esteriore, il fascino, l’aspetto fisico o la forma estetica.
È la descrizione della propria identità personale ed è in stretta relazione con l’immagine di sé, la stima di sé, il senso di efficacia, la fiducia nelle proprie possibilità, l’adattamento personale e le capacità di rapporti interpersonali e di relazioni con il mondo.
Attraverso le differenze delle caratteristiche fisiche come il peso, la struttura, la taglia, la cultura di appartenenza, ognuno di noi fa esperienze diverse del proprio corpo.
A livello macro, la nostra società ha fatto dell’immagine un elemento centrale del successo personale, sociale e professionale. Pertanto il modo in cui percepiamo il nostro corpo potrebbe non corrispondere a quello reale.
Più esattamente potremmo definire l’immagine corporea come l’immagine che noi abbiamo, nella nostra mente, della forma, delle dimensioni e della taglia del nostro corpo insieme con i sentimenti che proviamo rispetto a queste caratteristiche e alle singole parti di esso.
L’immagine che abbiamo del corpo non è influenzata soltanto dai nostri sentimenti ma anche dai nostri comportamenti e pensieri, dalla nostra autostima, nonché dalla famiglia di origine, dagli amici e dai nostri partners.
Di certo, il desiderio di piacere ed essere apprezzati non può essere biasimato, né tantomeno considerato patologico, così come non lo è ricorrere a piccole o grandi correzioni estetiche per migliorare il proprio aspetto.
In base alla più recente revisione, il Manuale Diagnostico Statistico dei disturbi mentali (DSM-5) ha puntualizzato alcuni aspetti del disturbo, inserendolo nel più ampio gruppo del Disturbo Ossessivo-Compulsivo e disturbi correlati, facilitandone ulteriormente l’inquadramento e la diagnosi differenziale rispetto ad altri tipi di disagio legati al corpo.
Il disturbo da dismorfismo corporeo tende ad interessare donne e uomini con frequenza paragonabile e può insorgere in qualunque momento della vita.
Tuttavia, esistono due età a maggior rischio: l’adolescenza, quando le intense e repentine trasformazioni del corpo possono essere particolarmente difficili da “metabolizzare” e i 45-50 anni, quando i primi segni dell’invecchiamento si scontrano con il desiderio di piacere a prescindere dal tempo che passa e con i dettami di una società che vorrebbe tutti sempre giovani, tonici e smaglianti.
Chi soffre di disturbo da dismorfismo corporeo, considera reale e intollerabile un determinato difetto fisico e assolutamente legittimo cercare di eliminarlo in ogni modo. Per questo c’è una generale tendenza a non ricercare un aiuto specialistico da parte dei diretti interessati.
Anche quando il soggetto prende coscienza dell’irragionevolezza del proprio accanimento estetico, in molti casi, poi, prova vergogna per il proprio atteggiamento e per le sue implicazioni pratiche nella vita di tutti i giorni.
Altre volte questi soggetti assumono un atteggiamo ostile nel potersi confrontare in modo costruttivo e il ricorso agli interventi estetici diventa l’unica soluzione più veloce e meno “pericolosa” al problema percepito.

Per questo il percorso terapeutico diventa difficile, lungo e delicato.
Sarà necessario, inizialmente, lenire la sofferenza con un ascolto partecipe delle problematiche fisiche percepite e successivamente spostare l’attenzione sul mondo interiore.
Infatti il corpo diventa l’unico mezzo con cui il soggetto è in grado di esprimere il proprio disagio. Ad esso vengono affidati i drammi che trovano difficoltà nell’esprimersi in parole, per questo oltre un ascolto empatico iniziale è utile aver rispetto e delicatezza nel “vedere” insieme quel corpo tanto minaccioso quanto funzionale per il mantenimento del proprio equilibrio.
Questo servirà per costruire una vicinanza emozionale e la comprensione dei vissuti di chi soffre.

Bibliografia.
Dèttore, D. (2008). I disturbi dell’immagine corporea diagnosi e trattamento.
Milano: McGraw-Hill.
DSM-V. Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali. Tr. It. Raffaello Cortina, Milano (2013).

Precedente Il dismorfismo muscolare Successivo L'immaturità affettiva