La dipendenza affettiva

“…e mi è venuta come l’impressione

che mi stessero rubando il tempo

E che tu

che tu mi rubi l’amore…”

(Da “senza parole”1994 Vasco Rossi)

 

Nella cultura occidentale il termine “dipendenza” viene usato in senso negativo contrapposto al mito dominante dell’individualismo e dell’indipendenza.

In realtà ognuno di noi, in qualche misura è dipendente da qualcun altro, in quanto fin dalla nascita, abbiamo bisogno dell’approvazione, della validazione, dell’ammirazione e dell’amore delle figure oggettuali che abbiamo introiettato come punti di riferimento. Senza una dipendenza significativa dalla figura di attaccamento, non potremo sviluppare una crescita sana e mantenere un adeguato comportamento nelle relazioni adulte.

Però quando la dipendenza diventa patologica, chi ne soffre risulta incapace di decidere autonomamente, è sempre alla ricerca di rassicurazioni e non è in grado di funzionare in maniera soddisfacente a meno che qualcun altro non si prenda cura di lui.

Nel DSM-V (manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali) la dipendenza affettiva non è inclusa come patologia. Probabilmente mancano ancora studi sufficienti per stabilire i criteri diagnostici e dare indicazioni sul decorso per poterla indicare come disturbo mentale.

Ma nella mia esperienza clinica, mi è capitato spesso di incontrare pazienti che non riescono a interrompere relazioni intime distruttive, che generano sofferenza e limitano la propria libertà e autonomia.

Il terrore di essere abbandonati e la paura di ritrovarsi “inghiottiti nel baratro della solitudine”, li spinge ad essere sempre disponibili, accudenti e attenti ai bisogni dell’altro.

L’attenzione è rivolta a controllare che tutto funzioni a livello di coppia. Queste persone finiscono per annullarsi a forza di rendersi a completa disposizione del partner che diventa il fulcro della loro esistenza.

Chi soffre di dipendenza affettiva si sente inadeguato e non degno d’amore, per questo teme il rifiuto e impiega ogni sua energia per fare in modo che questo non accada, perdendo completamente sé.
Credo che sia necessario non trascurare questo aspetto, al di là dell’incasellamento nosografico, in quanto mettere da parte se stessi, può avere gravi ripercussioni per la propria salute psicofisica.

Di sicuro ciò che la persona dipendente sperimenterà a seguito di queste relazioni, non sarà di certo la sensazione tanto ricercata di sentirsi appagata e amata!

Paradossalmente la disperata ricerca di ricevere amore porta queste persone a ricercarlo in soggetti distanzianti emotivamente, quindi incapaci di amare e di provare affettività.

Questo succede, perché è proprio il rifiuto che crea e alimenta la dipendenza affettiva. Più il partner è freddo, distante, egoista, più la persona dipendente si sacrifica fino ad annullarsi, si colpevolizza se non riesce a tenerlo “vicino”, si mette in discussione e lo rincorre.

Ma che cos’è dunque l’amore, esiste davvero?

Questo sentimento è di importanza fondamentale per la vita sociale e per il proprio equilibrio.

Ci sono stati alcuni studi scientifici, tra cui quelli condotti da Helen Fisher che hanno descritto con rigore il meccanismo che genera l’attrazione, le alterazioni fisiologiche tipiche dello stato dell’innamoramento e le ragioni per cui uomini e donne si innamorano in risposta a stimoli diversi.

L’amore romantico esiste e ciò che proviamo quando siamo innamorati è il risultato di un’insieme di reazioni chimiche che si innescano nel nostro cervello.

L’obiettivo della psicoterapia sarà dunque quello di costruire delle basi solide per la formazione di rapporti affettivi basati sulla reciprocità in cui sentirsi amati e accettati, mantenendo un senso di amabilità e valore personale anche qualora certi legami venissero a mancare.

Tutto questo sarà possibile attraverso la convinzione che si può essere capaci di ricominciare tutto da capo passando oltre le perdite subite.

 

Bibliografia.
Glen O.Gabbard (2005). Psichiatria Psicodinamica. Raffaello Cortina, Milano.
DSM-V. Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali. Tr. It. Raffaello Cortina, Milano (2013).
Fisher H. (2005). Perché amiamo. Corbaccio s.r.l, Milano.

 

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