La psicoterapia cognitivo-costruttivista

Il costruttivismo inteso in senso ampio, ritiene che la conoscenza di una persona sia necessariamente dipendente dalle sue caratteristiche strutturali, personali e biologiche.
Ciò non significa negare l’esistenza di oggetti “reali”, ma il giudizio della realtà viene sospeso, dando rilevanza all’esperienza.
Piaget (1936) parlando di assimilazione e accomodamento di un organismo, anticipò molti presupposti che stanno alla base del costruttivismo. Sottolineò il modo in cui un organismo può mantenere invariato il suo sistema, in base alla sua capacità di assestare i cambiamenti strutturali.
In quest’ottica, la relazione tra la persona e l’ambiente si definisce in termini di perturbazione, che presuppone il fatto che ogni evento perturbante su un organismo non dipenda dalle sue caratteristiche, ma dal significato che quest’ultimo gli conferisce.
Guidano, psichiatra che attribuì la centralità delle emozioni nel processo di conoscenza umano, nel 2000, riprese e sviluppò questi presupposti teorici, sostenendo che ogni organismo è “autorganizzante”, nel senso che è esso stesso e non l’ambiente a riorganizzarsi per mantenere il suo ordine di insieme.
La psicoterapia cognitiva ha adottato il costruttivismo nella versione radicale proposta da Von Glasersfeld nel 1984 o in quella ermeneutica di Chiari e Nuzzo 1996.
Ciò ha determinato un nuovo modo di porsi dello psicoterapeuta verso il paziente e la sua sintomatologia.
Da questo momento lo psicoterapeuta non si pone più l’obiettivo di modificare il comportamento sintomatico della persona, facendogli assumere delle capacità di rappresentarsi migliori rispetto alle precedenti in un’ottica di correzione, ma si pone di comprendere e spiegarsi il malessere del paziente.
In termini professionali il mio lavoro si svolge tenendo presenti due obiettivi:
• comprendere i significati semantici che quella persona attribuisce ai propri comportamenti, alla sua esperienza e al racconto della sua storia
• costruire una spiegazione del disagio che la persona porta, che implica un’ipotesi sull’origine del problema del paziente e la sua funzione ai fini del mantenimento dell’equilibrio del sistema.
La psicoterapia inizia quando la persona si percepisce “scompensata” e per questa ragione ricerca un aiuto professionale.
La decisione di non ricorrere alla terminologia nosografica-descrittiva del DSM, secondo l’approccio costruttivista, si può ricondurre all’assunto di non voler inquadrare una persona attraverso un’etichetta, ma provare a comprendere e spiegare il suo disagio.
Pertanto rispetto alla richiesta del paziente, non lavorerò direttamente sul sintomo, ma considererò quest’ultimo come la manifestazione del suo sistema, che deve essere letta e compresa all’interno dei significati di quella persona, in virtù della sua funzione protettiva.
Se si considera che l’obiettivo primario di tutti i sistemi di conoscenza individuali è quello di poter fare anticipazioni per “muoversi nel mondo”, il blocco psicologico non permette più di poterle effettuare.
L’obiettivo del percorso terapeutico, consiste nel riattivare il movimento del sistema, facendo costruire al paziente un nuovo equilibrio, che gli permetta di raggiungere gli stessi scopi e vivere la propria dimensione esistenziale con una minor sofferenza emotiva.
La relazione terapeutica diventa il principale strumento di cambiamento, poi il lavoro si muove sulle emozioni.
Questo consente al paziente di viverle o riviverle nel “qui ed ora” durante le sedute e per agevolare il passaggio tra ciò che si può dire e ciò che si può sentire, si può ricorrere a tecniche immaginative.
Nell’ottica costruttivista sono contemplate diverse tipologie di setting, il più comune è quello “vis a vis”, ma è frequente ricorrere anche alle tecniche delle “due sedie” che vengono poste una davanti all’altra.
Si ricorre a tale modifica quando si ritiene opportuno “far dialogare” due parti del sé del paziente o nel caso si affronti la tematica di un questione irrisolta con una persona.
L’obiettivo è quello di far cogliere al paziente in modo tangibile la o le dinamiche che mette in atto.
Il setting terapeutico diventa il palcoscenico in cui la trama di vita del paziente viene dipanata ed elaborata in nuova storia, in un contesto sicuro e dinamico e la relazione terapeutica assume l’importanza della base sicura da cui partire per iniziare ad esplorare l’ambiente, che Bowlby (1969) teorizzò parlando della diade madre-bambino.

Bibliografia.
Cionini L. (2013). La terapia cognitivo-costruttivista, in Modelli di psicoterapia. Roma: Carocci.