L’empatia

 

Si vede chiaramente

             solo con il cuore.

      L’essenziale è invisibile agli occhi.

(Il piccolo principe. Antonie de Saint-Exupéry)

 

Il termine fu coniato dallo psicologo britannico Titchener nel 1909 che vi attribuì il significato di “sentire dentro”.

Sostanzialmente l’empatia è la “capacità di mettersi nei panni dell’altro” è un’esperienza affettiva di condivisione, che implica la disponibilità alla vicinanza con gli altri e a farsi carico delle loro emozioni anche quando sono dolorose.

Durante questo processo entrano in gioco i fattori cognitivi, ma soprattutto la complessità di quelli affettivi e dei vissuti della persona. L’empatia è il risultato dell’equilibrio tra la capacità di riconoscere gli stati affettivi dell’altro, considerandoli comunque diversi da sé e contemporaneamente farli propri.

Questo processo è più difficile di quanto si pensi, soprattutto nella società contemporanea, dove si è perso l’importanza dell’ascolto attivo verso il prossimo e tutto ruota attorno ad un crescente individualismo volto a soddisfare egoisticamente e in modo del tutto centrale i propri bisogni.

La comprensione della prospettiva altrui favorisce comportamenti pro sociali e contribuisce ad un più facile inserimento dell’individuo all’interno del ambiente in cui vive. L’attivazione emotiva generata dalla condizione affettiva di un’altra persona, spinge l’osservatore ad attuare comportamenti sociali positivi, quali prestare aiuto, dare conforto, il condividere beni materiali.

Gli individui che dispongono di una maggiore sensibilità verso gli stati affettivi dell’altro, sarebbero meno inclini ad aggredire, perché sono più in grado di comprendere le reazioni emotive negative che il proprio comportamento potrebbe indurre nell’altro.

Anche il DSM-V (manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali) considera la funzionalità sociale positiva come requisito necessario per un’adeguata salute psichica.

L’assenza di empatia può produrre vere e proprie psicopatologie come il disturbo narcisistico di personalità e il disturbo antisociale, entrambi caratterizzati dall’inosservanza e dal mancato riconoscimento dei vissuti altrui.

È doveroso aggiungere che l’empatia non deve essere considerata la panacea universale nei confronti dell’aggressività e dell’indifferenza. Se da un lato è un ponte necessario per stabilire una comunicazione significativa tra le persone, dall’altro può essere una fonte di disagio e sofferenza. Soprattutto nei momenti critici, non tutti posso essere pronti e preparati a farsi carico della sofferenza dell’altro e non per questo dobbiamo comunque sforzarci di accoglierlo. Anche comunicare i nostri limiti  rientra nell’ascolto di sé ed è un aspetto centrale per una costruzione empatica funzionale.

 

Bibliografia.
Bonino S., Lo Coco A., Tani F (2007). Empatia. Giunti, Firenze.
DSM-V. Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali. Tr. It. Raffaello Cortina, Milano (2013).

 

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