Tristezza per favore va via…

La tristezza spesso viene definita un’emozione negativa insieme alla rabbia e alla paura.

Non mi è mai piaciuta questa classificazione tra emozioni positive e negative.

Le emozioni in quanto tali hanno tutte un valore positivo, sono sistemi psicofisiologici che ci hanno permesso di sopravvivere sulla terra. Le emozioni ci permettono di adattarci all’ambiente e al contesto in cui viviamo, sono l’energia che ci consente di soddisfare i nostri bisogni.

Tuttavia, la tristezza è un’emozione scomoda da vivere per molti e vorremmo liberarcene subito. Spesso non ci permettiamo di sentirla. Questa reazione dipende in larga misura dalla società in cui viviamo che ci vorrebbe sempre attivi, impegnati, felici e perfetti. Evitiamo di sentire la tristezza e la “copriamo” molto spesso con la rabbia. Quando siamo arrabbiati siamo attivi.

La rabbia a differenza della tristezza è un’emozione vitalizzante. Per molti è preferibile sentirsi “infiammati di rabbia” che “un po’ giù di tono”. Vivere l’emozione della tristezza comporta accettare un livello di attivazione basso. Al di là di quello che la società vorrebbe farci credere per essere sempre produttivi, viviamo momenti in cui ci sentiamo tristi e in cui abbiamo bisogno di concederci tempi più lenti, l’ascolto di noi stessi e dei nostri ricordi.

Essere tristi capita proprio a tutti!

Quando siamo tristi tendiamo ad allontanarci dagli altri e a cercare momenti di introspezione solitaria. La tristezza ci aiuta ad entrare in contatto con i nostri sentimenti più intimi, a conoscerci meglio e di conseguenza a conoscere meglio gli altri.

La tristezza ci permette di accedere ad un livello maggiore di consapevolezza e di empatia. Quando siamo tristi tendiamo ad accorgerci degli errori che abbiamo commesso. La tristezza ci permette così di “aggiustare il tiro” delle scelte future e di orientare la nostra vita.

Spesso si ha paura che quest’emozione prenda il sopravvento. Ci costruiamo la fantasia che lasciarsi andare alla tristezza comporti “un’andata senza ritorno”, ma non è così!

Le emozioni sono come un’onda che raggiunge un picco e poi si scioglie. Quando siamo tristi ci sentiamo più piccoli e fragili e non sempre abbiamo persone vicine. Spesso gli altri hanno paura ad avvicinarsi alla sofferenza.

E a questo punto cosa possiamo fare?

Possiamo esprimerla, permetterci di piangere, ammettere la nostra umanità. Di fronte alla tristezza possiamo imparare a sviluppare un sentimento di accettazione, imparare “a fermarsi” capendo ciò di cui abbiamo bisogno e darci la possibilità di iniziare a cercarlo.

 

Bibliografia.
Fonzi A. (a cura di) (2001). Manuale di psicologia dello sviluppo. Giunti, Firenze.

 

 

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